EDUCAZIONE INTERCULTURALE

 Di fronte all’emergenza del fenomeno migratorio, l’educazione interculturale si propone come risposta ai problemi degli alunni stranieri. In particolare, essa richiede:

-          l’apprendimento della lingua italiana e la valorizzazione della lingua e cultura d’origine (C.M. 8.9.1989 n.301),

-          il coinvolgimento degli alunni italiani in un rapporto interattivo con gli alunni stranieri,              

 -          una dimensione europea dell’insegnamento, con riferimento al trattato di Maastricht e ai documenti della Comunità europea e del Consiglio d’Europa ( doc. “Dialogo interculturale e convivenza democratica”, diffuso con C.M. 2.3.1994, n.73),

-          un’educazione civica ampliata nella dimensione internazionale, come campo di raccordo delle tante “educazioni” riversate nella scuola, secondo un piano di coerenza ( dirett. Minist. 8.2.1996, n.58 e doc. “Educazione civica e cultura costituzionale”, diffusi con C.M. 25.10.1996,n.627)

-          la forma più alta e globale di prevenzione e contrasto del razzismo e di ogni forma di intolleranza. 

Si configura, dunque, sotto il profilo scolastico, il modello di integrazione-interazione, che implica un coinvolgimento comune degli alunni italiani e stranieri in un progetto ispirato al principio di un  reciproco arricchimento, ovvero la disponibilità critica allo scambio con altre culture, ad un confronto dei diversi aspetti sociali, politici, religiosi. 

Le strategie didattiche ed operative 

Alla base di una congruente educazione interculturale vi sono:

-          l’istituzione di un clima relazionale positivo, nella classe e nella scuola;

-          l’impegno interculturale nei programmi scolastici, vale a dire il possibile contributo di ogni disciplina sulla base di una lettura a più punti di vista.

In quest'ultima direzione si richiedono:

-          la conoscenza e la comprensione delle culture e il loro confronto, sulla base di un principio di conciliazione dialettica dell’unità e della diversità,-          la rinuncia ad ogni atteggiamento etnocentrico e contrasto del pregiudizio,
-          l’accoglienza, nel senso di ospitalità, attraverso la formula del”conoscere e farsi conoscere”, ovvero il reperimento di elementi sui sistemi scolastici, le organizzazioni didattiche del Paese d’origine e del nostro.
-          La socializzazione, che sarà agevolata, nel primo periodo, non solo dal ricorso ai linguaggi non verbali (musica, disegno, attività ludiche),ma anche dal riferimento alla cultura del”quotidiano”, al folklore, alle tradizioni alimentari in rapporto all’assetto produttivo, alle condizioni climatiche, alle caratteristiche di ciascun Paese, evitando lo scadimento al mero folklore, ad una sottocultura che comprenda notizie sui pasti, saluti, balli etc.
-          L’attenzione ed il confronto si sposteranno gradualmente, con modalità e tempi diversi, all’organizzazione sociale, ai prodotti artistici e letterari, per una più compiuta conquista di “senso”. Il tutto conduce ad una riflessione aperta sulla propria cultura, ne rafforza la consapevolezza e apre ad una disponibilità critica nel dialogo interculturale.  
-          Un decentramento nel punto di vista della ricostruzione obiettiva degli eventi storici e nell’utilizzo critico delle fonti (circolarità del punto di vista).
-          Un approccio tematico per l’approfondimento di problematiche della mondializzazione, delle migrazioni, delle minoranze etc, in senso pluridisciplinare, ovvero in un’ottica che investa le espressioni letterarie, artistiche e musicali, gli aspetti storici, geografici e della tecnica.
-          Interventi integrativi delle attività curricolari, quali la fruizione guidata di mass-media, reportages, spettacoli cinematografici, incontri e viaggi di studio su tematiche a valenza interculturale.
-          La collaborazione interistituzionale, sul piano organizzativo, per avviare e sostenere iniziative interculturali specifiche. Sulla base dell’art. 40 della L.40/1998, sarà richiesta la figura di un facilitatore linguistico, al fine di agevolare le comunicazioni. L’ottica dovrà essere rivolta anche al problema delle differenze socio-economiche, attuando eventuali misure di aiuto ad una stabile integrazione.

 

Attività di supporto linguistico agli alunni stranieri e di educazione interculturale 

In considerazione del  consistente inserimento nelle classi di ragazzi stranieri  con poca o nulla conoscenza della lingua italiana, sulla base della legislazione attuale e precedente sulla necessità di una tutela del loro diritto d’istruzione, si sono formulati i seguenti  

Obiettivi prioritari:

·          Favorire l’integrazione degli alunni stranieri nel contesto scolastico, evitando fenomeni di rifiuto, esclusione/autoesclusione o invisibilità.

·          Fornire agli stessi strumenti e competenze atte a garantire sufficiente autonomia di comunicazione(sviluppo del lessico e della strumentalità di base).·

          Promuovere un dialogo interculturale che rafforzi la capacità di convivenza e valorizzi le diverse identità.  

Obiettivi generali:

·          Favorire l’accoglienza, l’inserimento e la socializzazione;

·          Creare un ambiente che tenga conto dello sviluppo psico-emotivo, nel quale poter sviluppare le competenze extralinguistiche come momento di relazione, per poi giungere ad esercitazioni di tipo linguistico;

·          Costituire un gruppo permanente di docenti che affronti temi di interculturalità e di didattica della lingua italiana come L2.